I sotterranei dell’anima. Bompiani 1993. Collaborazione con Aldo Carotenuto

L’eleborazione di una materia così affascinante e oscura quale quella relativa alla creazione artistica che scaturisce dal malessere dell’anima, si è compiuta anche attraverso il confronto e la collaborazione con le persone che quotidianamente lavorano al mio fianco. Esprimo dunque la mia riconoscenza alle valide collaboratrici Francesca Aveni, Marina Bidetti, Patrizia Lorenzi, Giovanna Mangiaracina, Stefania Tucci e Tiziana Vistarini.


Aldo Carotenuto


La ricerca del senso profondo della nostra esistenza ci costringe a svelare i veri tratti del nostro volto. Non certo agli altri: niente ci vieta di tenere per noi le nostre scoperte e, continuando a mandare in giro una controfigura con le carte in regola anche se false, svelarle comunque a noi stessi. Perché, a furia di mostrare agli altri una immagine “accettabile” di noi stessi, abbiamo finito con l’identificarci totalmente con quel personaggio inautentico.
Il falsario è vittima del suo stesso inganno, prende per buona una moneta falsa che lui stesso ha coniato. Spesso nei sogni appare un’immagine rivelatrice: stiamo davanti a uno specchio e vi vediamo riflesso uno sconosciuto. Senza dubbio, si tratta di un aspetto del sognatore stesso, un tratto nascosto dietro la maschera invisibile che la coscienza nega ma che il contatto con l’inconscio, rappresentato dall’atto del rispecchiamento, inevitabilmente ci addita chiedendocene il riconoscimento.
Il disvelamento è sempre un’impresa dolorosa che imprime una profonda ferita narcisistica, giacché ogni camuffamento è un atto difensivo di un’immagine di sé che, pur nella sua inautencità, ci ha permesso di vivere. Togliersi la maschera può assumere anche la colorazione accesa di un atto trasgressivo, il peccato originale che ci viene richiesto per abbandonare la falsa quiete del nascondimento che protegge un’immagine distorta di se stessi, per provare ad incarnare il proprio destino sino in fondo.


cap. 12 La notte del corpo pag. 169

Riti e Miti della seduzione. Bompiani 1994. Collaborazione con Aldo Carotenuto

Un particolare ringraziamento va ai miei collaboratori e alle persona che mi sono state vicine durante la stesura di questo libro: Giorgio Antonelli, Marina Bidetti, Giovanna Mangiaracina, Cristina Schillirò, Stefania Tucci


Aldo Carotenuto



NARRATORE: Rinchiusa tra emozioni a cui le parole possono solo approssimarsi, questa storia si impone nella sua esemplarità. Una spirale di emozioni ha avvolto i due protagonisti, costringendoli a guardare dentro le loro anime. Progressi e sofferenze hanno segnato il cammino che hanno percorso insieme.

Su tutto si è imposta alla fine la trasformazione che ha mutato le loro esistenze e che si è fatta strada tra mille tormenti, tra mille esitazioni, tra sbagli e successi. Il desiderio di venire fuori dalla sofferenza, di crescere, di rappresentare il proprio universo interiore in maniera compiuta, appartiene alle speranze del paziente che intraprende il “viaggio analitico”.

E sono la stessa speranza e la stessa volontà a permeare la vita dell’analista.

Il desiderio di prestare soccorso ad una umanità dolente cercando di venire a capo di un indecifrabile modo di sentire il proprio essere nel mondo, costituiscono lo sfondo su quale si disegnano tante e differenti storie. Il viaggio analitico è una maniera per affrontare se stessi, sia da parte del paziente sia da parte dell’analista. In questo affrontare se stessi è racchiuso il segreto di una moltitudine umana che soffre, che sbaglia, ma che spera incessantemente di riuscire a comprendere la misteriosa essenza dell’ancora più grande viaggio nell’esistenza terrena.


cap. 6 Tre voci pag. 104/105

La strategia di Peter Pan. Bompiani 1995. Collaborazione con Aldo Carotenuto

Un particolare ringraziamento va ai miei collaboratori Giorgio Antonelli, Francesca Aveni, Marina Bidetti, Patrizia Lorenzi, Giovanna Mangiaracina, Cristina Schillirò, Stefania Tucci per i loro preziosi, critici e costruttivi suggerimenti.


Aldo Carotenuto


Siamo esseri unici, e solo coltivando la nostra differenza potremo realizzare le potenzialità della nostra umana natura.

Ci può essere naturalmente un grande pessimismo per quello che riguarda le effettive realizzazioni dell’uomo, ma se c’è chi uccide c’è anche chi riesce a conservare la vita e a proseguire per la sua strada per partecipare alla costruzione del mondo.

Ricordo un passaggio di Croce che a me ragazzo dette molto conforto: Coraggio dinanzi alla tristezza dei distacchi, alle passioni che selvaggiamente riassaltano e attanagliano, alle cose del mondo che vanno in contrario dei nostri amori e delle nostre speranze, ai dolori che conviene sostenere e accettare e addomesticare e ridurre a compagni severi della propria vita morale (Croce 1945,31).

Forse potremmo aggiungere che è necessario avere il coraggio di restare bambini pur essendo diventati degli uomini.


cap. 18 Un sentimento di estremo abbandono pag. 150/151

Jung e la cultura del XX secolo. Bompiani 1995. Collaborazione con Aldo Carotenuto

Valutare l’influenza esercitata da Jung sul nostro secolo significa fare il punto dell’evoluzione culturale che ha caratterizzato il Novecento.

Questo implica la necessità di delineare i modi in cui la psicologia del profondo, una scienza in apparenza giovane, ma le cui radici e i cui antecedenti sono in realtà molto antichi, ha segnato la trasformazione della cultura occidentale.

Carl Gustav Jung ha contribuito alla sostanziale trasformazione della nozione di realtà psichica, analizzando le diverse manifestazioni della cultura – dalla scienza all’arte, dalla filosofia alla religione – alla luce della teoria del simbolo. La psicologia analitica, affrancandosi dalla visione positivistica e riallacciandosi semmai alle radici filosofiche del romanticismo tedesco, concorre al mutamento che caratterizza la cultura del Novecento.

Uomo controverso e dai vasti orizzonti culturali, Jung risale alle fonti sotterranee della cultura occidentale – lo gnosticismo, la filosofia ermetica – riconoscendole come premesse originarie fondamentali della nostra tradizione, e si fa al contempo promotore di un’apertura della psicologia dell’Oriente, ponendo le basi per una sostanziale integrazione delle due civiltà e per un ampliamento dei modelli culturali d’Occidente.

Aldo Carotenuto ripercorre in questo testo le tracce più o meno visibili dell’influenza che Jung ha esercitato nei più svariati ambiti culturali del secolo contemporaneo, dalla teologia alla filosofia, dalla letteratura alle arti figurative, dal teatro alla danza, dalla psicoanalisi alle scienze esatte.

Senza considerare le profonde affinità tra la sua ricerca e quella di antropologi, storici delle religioni e fisici a lui contemporanei.

Nato con il cinema. Carlo Ludovico Bragaglia Cent’anni tra arti e cinema. 1992.

L. Antonelli Ernesto G. Laura. Ha collaborato Giovanna Mangiaracina. (Dall’Introduzione) di Orio Caldiron:
 
Quanti libri di memorie, quanti film ci ammoniscono che il cinema è fatica? Non è il caso di Carlo Ludovico Bragaglia.
Il segreto del suo cinema è nella facilità, nella assoluta mancanza di fatica, si vede il sasso ma non la mano. I suoi film più riusciti – tra quelli che ancor oggi è dato vedere – sono commedie dal ritmo frenetico e dalla costruzione sofisticata, “macchinette” perfettamente funzionanti che sembrano essersi fatte da sole.
“Il film è già fatto, lo dobbiamo solo fotografare”, era solito dire alla troupe all’inizio della lavorazione con la perentoria infondatezza dei paradossi.
Non so se lo posso dire, ma il protagonista di questo libro singolare assomiglia ai personaggi delle sue commedie più scatenate.
Sempre di corsa, rifuggono dai magoni intellettuali e dai patemi psicologici, per riconoscersi nella guizzante immediatezza delle strisce a fumetti.

Bragaglia racconta Bragaglia. Carosello di divagazioni, saggi e ricordi.

  • All’insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller 1997.
  • Carlo Ludovico Bragaglia a cura di Elisabetta Traini
  • Silenzio: il suono della natura vivente di Giovanna Mangiaracina pag.13
  • Lucciole per lanterne di Giovanna Mangiaracina pag. 23
  • Sogno, o son desto? di Giovanna Mangiaracina pag. 39
  • Una passerotta innamorata di Giovanna Mangiaracina pag. 45
  • L’agnello dal ruggito di leone di Giovanna Mangiaracina pag. 55
  • Le civette di Giovanna Mangiaracina pag. 157
  • Capri: un fiore per ogni sillaba del tuo nome di Giovanna Mangiaracina pag. 167

Ce jour-là Revue de femmes en Méditerranée 43-44 octobre 2010

L’été a Bari di Giovanna Mangiaracina
(dedicato a Piero Sinigaglia)
 
Je travaille pour la télé.
Laquelle?
La télé de l’état.
Mais alors, tu “fais dans les jetons?”
C’est justement là le probléme, tu vois, je n’en suis capable. Je devrais pourtant admettre avec plus de sincérité le sentiment de défaite, la manque de confiance qui me tenaillent. J’ai l’impression que mes paroles sonnent faux, je fais de mon mieux pour donner de la cohérence à mes affirmations mais je n’arrive meme plus à me conviancre moi-meme.
pag. 171

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